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rubini
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54033 CARRARA (Massa-Carrara ) Cellulare: +39 3382323415 www.myspace.com/emanuelerubini »Biografia Artista EmanueleRubini membro della Associazione Italiana Scultori INTERNATIONAL SCULPTURE CENTER New Jersey National Sculpture Society (NSS) 237 Park Avenue, New York, NY Mid-South Sculpture Alliance www.midsouthsculpture.org www.emanuelerubini.com www.pitturaedintorni.it/eventidarte http://www.ioarte.org/artisti/Emanuele-Rubini/ http://emanuele-rubini.fineartamerica.com/ emanuele-rubini.fineartamerica.com http://www.myspace.com/emanuelerubini EMANUELE RUBINI Nel Novecento italiano tre i periodi, con ascendenze culturali diverse, delle arti plastiche con posizioni più o meno predominanti di alcuni artisti (Modigliani e Boccioni negli anni 1910 – 15), Arturo Martini nel periodo tra le due guerre (1914 – 45), Manzù e Marini dal 1930 in poi la cui influenza culturale fu notevole anche per i giovani maturatisi nel secondo dopoguerra ai quali si contrapporranno quelli aderenti al cosiddetto “astrattismo” nelle sue poliedriche e diverse angolazioni (Spazialismo, strutturalismo, espressionismo, surrealismo, ecc.) con maggiori possibilità di chiarezza formale e di intensità di espressione pur nello sconcertante manifestarsi di alcuni proseliti, specie quelli non impegnati nella figura umana (Lardera, Mirko, Viani e tanti altri) consapevoli della possibilità, per la scultura, di uscire da obsoleti mezzi neo umanistici, neo romantici, archeologici e del tardo naturalismo rinascimentale che, nel 1945, avrebbero portato lo stesso grande sperimentatore di stili, Arturo Martini, due anni prima della sua morte, a dichiarare ormai finita la possibilità di fare scultura. In realtà la scultura moderna non ha una lunga storia in quanto la moderna concezione dello spazio e della forma (Moore, Fontana e altri) si è sviluppata specialmente nella pittura (si pensi a Degas, Renoir e ancora a Matisse e a Picasso) che cercavano di realizzare plasticamente le “nuove strutture” di forme e di immagini. Continuava così la storia a camminare sulle gambe degli uomini e la scultura, legata per antica tradizione al pensiero stesso della storia, fu essa ad indagare quale poteva e doveva essere il valore della esperienza storica nella coscienza moderna e, con essa, il senso della esistenza umana nel mondo. Storia come poesia, come mito, come sollecitazione interiore, come misura stessa del tempo e dello spazio ideali in cui si svolge, si situa e si compie la vita, in una sorte di nuovo umanesimo che è la verità stessa cui tende la ricerca d’oggi con il suo potere di espressione da contrapporre ad un inesistente ideale di bellezza e con il rifiuto del contingente per aspirare all’assoluto. Sin dalle prime opere di Emanuele Rubini si avvertono le sceneggiature sapienti, il gioco sottile e insinuante dei volumi che conducono a esiti rarefatti nel morbido fluire dei ritmi, una ripresa mediterranea non immemore della grande lezione di Henry Moore (i toni scanditi e solenni). Un andar libero delle forme nello spazio lo porteranno, alcuni anni dopo, ad un procedimento di scavo del masso per disegnare uno spazio interno ed esterno secondo principi formali che tendono a sottolineare la sua stessa tensione alla sintesi e le pulsioni dialettiche della scultura che Rubini intende come “forma” che definisce la dimensione aurea dello spazio in cui l’opera andrà a collocarsi. La materia (il marmo di Carrara, la pietra di Trani, il Rosa Verona ed altri) si presta così a diventare presenza viva e reale, protagonista essa stessa non solo di un’avventura plastica ma soprattutto di vicende legate alla stessa storia dell’uomo, in una spazialità che sia quanto più vicina possibile a quella dell’uomo d’oggi che è dinamica e polivalente, lontana da ogni esecuzione che alla labilità sperimentale voglia ispirarsi. L’artista continua così, nella ricerca di una pulizia formale assoluta che lascia emergere una irreprimibile sensualità della materia, pur levigatissima e gli stessi elementi di una figuratività residua vengono a fondersi con rigorose strutturazioni spaziali per la costante preoccupazione dell’artista di “levare” ogni resistenza opprimente dal masso a vantaggio di una maggiore tensione vitale che riesca a liberare l’energia interna contenuta in un continuo rimettere in gioco ricerca e processo operativo per soddisfare i continui e sempre nuovi interrogativi formali propri dell’autentica tensione poetica. Il suo diventa così atto di amore che aderisce e cede alla stessa cadenza di una lingua mediterranea, meridionale, all’entusiasmo della creazione più che ad una qualsiasi indagine semantica degli strumenti linguistici o a metodologie sperimentali. La luce continua così ad accarezzare queste forme, bloccandole in una unità di gesto, di spazio – tempo, di tensione fatti di entusiasmi che alternano a note acute pause melodiche. Nascono, così, le opere “Eva”, “Fiamma”, “Cleopatra” degli anni 2002 – 2003 mentre la svolta decisiva, approdo a situazioni che guardino a contenuti astratti e poetici della forma per porre l’interiorità, avviene nel 2004 con l’esecuzione delle opere “Gemma”, “Bora”, “Venere”, “Il tuffo” e “Ghibli” nelle quali si avverte la necessità dell’artista bitontino di liberare la sua creazione scultorea dalla chiusa staticità per farvi penetrare lo spazio. Caratteristiche di queste opere sono date dai volumi plastici totalmente sciolti in archi e linee sinuose, leggibili da visuali diverse che dilatano gli spazi conglobando l’essenza interiore allusivamente misteriosa e la monumentalità dell’opera stessa è dissolta dal puro movimento. In queste opere l’artista bitontino rispecchia l’evoluzione generale subita in questi ultimi decenni dalla scultura, non solo europea, cercando di distruggere quel concetto di monumentalità che nel passato aveva costituito il suo prestigio. Opera aperta da ogni lato (“Gemma”) più delle precedenti, che estende la cosiddetta tridimensionalità scultorea in pluridimensionalità sì che la luce e l’aria penetrano nelle ampie aperture dando vita a nuovi miti che rendono vivi quelli antichi, in quanto l’artista presta sempre attenzione ad una forma che garantendo un’esecuzione immediata, alla vacuità di contenuti della scultura rigidamente astratta, lascia prediligere sempre un’aderenza piena e sincera alla emblematicità dell’uomo moderno teso verso una universalità di tutte le forme di vita. Come nelle precedenti opere anche in “Dietro il Chador”, ispirata al titolo di un libro di racconti, cancellati ogni tratto del volto e della mimica, la figura umana diviene un semplice elemento formale nella cui costruzione fisiognomica le linee si intrecciano in ogni punto di intersezione suscitando una impressione di spazi illimitati, con superfici rifinite con cura, con una tessitura esemplare, in un susseguirsi e intrecciarsi di una visione sempre in bilico tra realtà/irrealtà. Lello Spinelli »Biografia in lingua inglese EMANUELE RUBINI The 20th century in Italy is characterized by three periods of plastic arts with different cultural ascendancies, in which the positions of some artists are more or less prevalent (Modigliani and Boccioni from 1910 to 1915), Arturo Martini between the two World Wars (1914 – 1945), Manzù and Marini from 1930 on, whose cultural influence was considerable also for the young who left high school after the 2nd World War. These ones would be in opposition to the followers of the so called “Abstractionism” in its versatile and different viewpoints (Spacialism, Structuralism, Expressionism, Surrealism, etc.) with bigger formal clearness and expressive intensity, though among some bewildering proselytes, especially for those who do not dedicate themselves to the human figure (Lardera, Mirko, Viani and many others), and are aware that sculpture can come out of neo-humanistic means, neo-romantic means, archeological and late Renaissance Naturalism’s obsolete means, which would lead the great style experimenter, Arturo Martini, to declare that the possibility to do sculpture is finished (1945, two years before his death). Actually modern sculpture is not characterized by a long history since the modern conception of space and form (Moore, Fontana and others) developed above all in painting (Degas, Renoir and also Matisse and Picasso), where artists tried to carry out the “new structures”of forms and images plastically. History went on together with men, and sculpture, traditionally related to history itself, began to find out what could be and had to be the value of historical experience in modern conscience, as well as the meaning of human existence in the world. History as poetry, as myth, as inner stimulus, as measure of ideal time and space in which life takes place and is set, in a sort of new humanism; it is the truth in which today’s research aims at through its expression power and opposes to an unreal ideal of beauty and through the rejection of the contingent to aim at the absolute. Already in Emanuele Rubini’s early works you can notice his skilful “staging”, the subtle and sinuous intersection of volumes, which lead to refined results within a soft rhythm flowing, an unforgetful mediterranean revival of Henry Moore’s big lesson (clear and solemn tones). Some years later the free movements of forms within space would lead him to a process of block-carving in order to create an inside and outside space according to formal principles that tend to stress his aiming at synthesis and his sculpture’s dialectical “drives”. For Rubini sculpture is a “form” that defines the aureal dimension of the space in which the work will be created. The material (Carrara marble, Trani stone, the “Verona Rosa” and others) is ready to become a real living presence and the protagonist itself not only of a plastic adventure but, above all, of events related to man’s history itself, in a space that is as close as possible to the one of today’s man, which is a dynamic and multiple space far away from any performance that is inspired by experimental faintness. Therefore, the artist keeps on searching for an absolute formal cleanness that frees an irrepressible though very smooth sensuality of matter. The elements of a residual figurativeness are fused with strict spacial structures for the continuous artist’s concern to remove any oppressive resistance from the block and therefore to free a bigger vital energy, which is contained in a continuous interaction between research and performing process, in order to answer the continuous and always new formal questions typical of the authentic poetic tension. His work becomes a gesture of love that uses and is pervaded by the same music of a mediterranean southern language, more by the enthusiasm of the creation than by any semantic search for linguistic means or by experimental methodologies. Light caresses these forms and block them in a unity of gestures, space, time, tension, made of enthusiasms that alternate high notes with melodic pauses. In 2002 – 2003 the works “Eva”, “Fiamma”, “Cleopatra” were created, while in 2004 – 2005 he gave birth to “Gemma”, “Bora”, “Venere”, “Il tuffo”, “Ghibli”, “Anima” and “Madame Butterfly”, a period in which the decisive turning point took place, that is his approaching to situations with abstract and poetic contents of forms in order to evocate the interiority. In these works you can notice the necessity of the “artista bitontino” (= artist from Bitonto) to free his sculpturic creation from the close statics in order to let space penetrate it. Important features of these works are the plastic volumes, which totally develop into arches and sinuous lines and can be read from different points of view; they widen spaces and conglobate the allusively misterious inner essence, and the monumentality of the work itself is dissolved by pure movement. In these works the artista bitontino shows the general development of sculpture (not only European sculpture) in the last decades, trying to destroy the concept of monumentality that had contributed to its prestige in the past. “Gemma” is a work open on all sides, more than the previous ones, which extends the so called sculpturic three-dimensionality into multidimensionality, so that light and air penetrate into wide openings giving birth to new myths that make the ancient ones live, since the artist always pays attention to a form that allows an immediate performance and always prefers a full and sincere adhesion to the emblematicity of modern man, who tends towards a universality of all the forms of life, avoiding the contents of the vacuity of strictly abstract sculpture. Like in the previous works, also in “Dietro il Chador”, inspired by the title of a tale book, every line of the face and mime is deleted, and so the human figure becomes a simple formal element, whose physiognomical structure is constituted by lines that intersecate with each other and create the impression of unlimited spaces, with carefully finished surfaces, with marvellous “weaving”, in sequences and intersections of a view that is always halfway between reality and irreality. Lello Spinelli »La mia Arte Emanuele Rubini é uno scultore illuminato da una mano divina o angelica: non si potrebbe pensare ad altro, ammirando le sue opere; é il trionfo dell'arte. Un nuovo Rinascimento sembra affacciarsi, in Italia, attraverso le forme plastiche che le sue mani sanno offrire; le sue opere rappresentano segni tangibili di una forza interiore, di un'anima forte e passionale che " anima" le sue forme, rendendole umane sino allo sbigottimento, allo sgomento, sino alla felicità, sino alla sorpresa: quella che ancora, oggi, il mondo, la storia, possano produrre opere così pregnanti di senso, di poesia, d'amore per la vita e per il mondo. Maria Teresa Prestigiacomo critico d'arte internazionale »La mia Arte in lingua inglese EMANUELE RUBINI SCULPTOR - PROPHET By Ivy Mefalopulos Bitonto – Visiting Emanuele Rubini’s atelier may give you an extraordinary emotion. In the machine time his way of sculpturing (he only uses mallet and chisels) is free of conventions; the artist attacks marble directly, furiously, as if he is trying to free an entity imprisoned within the shapeless stone block. Rubini carries out most of his work at night, just like the alchemists from Prague, who tried to turn lead into gold. While observing his work, we are torn between opposite feelings: on one hand, we feel rejected as if our presence may disturb the artist while he’s immersed in his work; on the other hand, we feel attracted as if part of ourselves immerses itself into the marble creation following the invisible paths drawn by the chisel. When he sculpts, the artist seems to follow a written itinerary, using the letters of a secret alphabet known only to the artist himself. He seems to tell the epic poem of his personal mythological world in a state of auroral uncertainty, which is very similar to foreseeing. Emanuele, an artist-prophet? If we consider the titles of his works, we would answer no, since they are almost minimalist and banal: Venere, Bora, La danza, Fiamma, Eva, Ghibli. But if we look at his works, which can be viewed on the web-site www.emanuelerubini.com., we get a different impression. Rubini’s sculptures seem to draw all our anxieties onto themselves untill they become strange and foreign to our eyes. So, they infuse silence and calm into us, as if they were our muses. Muses have always communicated to men from an unknown “afterlife”; and the afterlife from which they speak to us is the shadow in us. A threat? A meeting with destiny? Or maybe everything the future can reveal is something small compared with the uncertainty of a moment that remains the same and the sculptor wants to reveal. So, Venere (Venus) as Medea, Fiamma (=flame) as Primeval Energy, Bora as Vital Breath, Danza (=dance) as Dionysian Ritual, Eva (Eve) as Artemis, Ghibli as Pharaoh’s Voice. Emanuele as artist-prophet from the city of dream and thought, which are both “second states”, where you can enter by detaching youself from the external world, trying to reach immortality. Rubini, the artist-prophet, seems to have reached the first step of this immortality. »Esposizioni e Pubblicazioni Itinerario Artistico 2002 Expo Levante - Bari settembre 2003 Istituto Maria Cristina di Savoia Presentazione “Cleopatra” Bitonto (BA) 8-9 febbraio Hotel Sheraton Nicolaus, (Centro Congressi) Bari - 1-30 marzo Palazzo di Città, (Sala degli Specchi) Bitonto (BA) 20/12/03-20/01/04 2004 Premio Internazionale D'Arte Contemporanea San Crispino Porto Sant'Elpidio, (Ascoli Piceno) 17-24 ottobre The Cellar Club, Presentazione dell'opera "Gemma" e proiezione DVD con testo critico di Lello Spinelli Bari 8 novembre Expo Arte, 25° Fiera Internazionale di Arte Contemporanea. (Pad. 3,14) – Bari 3-6 dicembre 2005 Associazione Artistico Culturale, Arte e Cultura, presentato dal critico d'arte Lello Spinelli Bari - 1-7 gennaio 2005 Galleria La Vernice, "La Puglia chiama Phuket" Bari - 29/01-13/02 Circolo Unione, Bari, Presentazione dell'opera "Dietro il Chador", e proiezione DVD con testo critico di Lello Spinelli Bari - 18 febbraio Hotel Scandic By Hilton Bari 20/02-20/03 2005 Premio Nobel dell'Arte Le Metropole Palace Montecarlo (Principato di Monaco) 29 ottobre 2005 Galleria Transvisionismo di Stefano Sichel Castell'Arquato (Piacenza) Presentazione dell'opera "Madame Butterfly", 2 novembre 2005 Studio Logos Galleria d'Arte e Design, di arch.Massimo Muciaccia, e presentazione del critico d'arte dott,ssa Maria Claudia Simotti, delle opere "Gemma" e "Dietro il Chador" Roma (Trastevere) Via Dei Fienaroli 10 17 Dicembre 2005 - 7 Gennaio 2006 2005 "MOSCOW UNIVERSITY SANCTI NICOLAI," già IMPERIALE ACCADEMIA DI RUSSIA, fondata nel 1669, lo ha inserito tra gli Accademici d'Onore come artista di spicco del panorama scultoreo contemporaneo Europeo. Assegnandoli un Diploma al Merito per la sezione Arte nonché il MASTER OF ARTS h.c.di Doctor in Belle Arti, M.A. 18 Dicembre 2005 2006 Galleria Transvisionismo Castell'Arquato (Piacenza) "Tecniche a Confronto" in mostra "Gemma" presentata dalla Dott.ssa Vittoria Colpi (perito d'arte) da 29/01 a 25/03 2006 Notte Bianca Piazza Cattedrale Bitonto(BA) presentazione opera "ANIMA" agosto. 2006 "PREMIO LEONARDIANO 2006" CITTA' DI BITONTO" 15 Luglio Bitonto (Ba). 2006 -Presentazione delle Opere "GEMMA" e "ANIMA" nel Castello Federiciano di Sannicandro di Bari. in occasione del premio TV Radiocorriere.27 Luglio. 2006 - Venezia - Presente nel Padiglione Italiano alla 10. "Mostra Iternazionale Biennale di Venezia" con l'opera "Gemma" pietra di Trani. 7 settembre-19novembre. 2006-Bari-Fortino Sant'Antonio 1/3 dicembre Mostra personale dell'opera "Passione"ricavata da un masso di 10 tonnellate in Pietra di Trani. Presentata da: Marco Brando (giornalista Corriere del Mezzogiorno-Corriere della sera) Toe Mercurio (scrittore- critico letterario) Santa Fizzarotti Selvaggi (scrittrice-Psicologa) Cav. Biagio Stragapede (responsabile settore vitivinicolo ConfCooperative Puglia) Evento Patrocinato dal Presidente della Regione Puglia- Assessorato alla Cultura- Provincia di Bari-Comune di Bitonto Realizzato da J&MTourism. 2007 27-28-29 luglio CHIESA (Valmalenco) Simposio Internazionale di scultura, Parco di Vassalini I giorni della pietra su pietra verde serpentino. 24-25-26 Agosto COMUNE DI BARDOLINO Concorso estemporaneo di scultura 1..2..tlè Evolution “Il Benaco” su marmo Carrara. 4-7 Ottobre VERONA Marmomacc 42. International Exhibition of stone design and technology per marmi Pedrotti. 8-12 Novembre Arte Padova 12 edizione Pad 7. 27 Ottobre – 20 Novembre TREVISO Galleria Polin (vicolo S.Pancrazio n.3) mostra personale. “The woman” 2008 31 Maggio \ 14 Giugno COMUNE DI ARRONE Ex convento san Francesco Centro storico Casteldilago (TR) simposio di scultura “La pietra e l’acqua” su Travertino Romano 14-25 Luglio Jesolo (Ve) Golf Club Resort mostra personale 14-25 Luglio Jesolo (Ve) Art in the city Live Performance in piazza Brescia Simposio di scultura. 25 Settembre / 23 ottobre Bari Arte in scena Mostra collettiva sede espositiva Banca Meridiana. 2-5 Ottobre VERONA Marmomacc 43. International Exhibition of stone design and technology per marmi Pedrotti. 10 Ottobre /10 Novembre Roma Galleria Insight Via dei Coronari143 Mostra personale 10 Novembre / 10 Dicembre Fiuggi(FR) Silva Hotel Splendid mostra personale 6 Novembre Trani (Ba) Circolo Unione Mostra personale. 28 Novembre 1 Dicembre Reggio Emilia Immagina Arte Presentazione opere con Galleria Tartaglia Arte. 4 Dicembre 08 /4 Gennaio 09 Matera Hilton Garden Inn mostra personale 20/27 Giugno 2009 S. Benedetto Del Tronto Simposio internazionale di scultura “Scultura Viva” 10/30 Agosto 09 Castelraimondo (MC) Simposio Internazionale di scultura in pietra 30 agosto/8 settembre 09 Acquaviva delle Fonti En dix "caru cubana side BEVUTRO" Rassegna d'Arte Contemporanea 12/21settembre 09 Positano (Sa) Mostra personale Chiesa Madre santa Maria Assunta 28 settembre/ 3 ottobre 09 Fiera internazionale del marmo MARMOMACC VERONA 25 ottobre /4 novembre 09 Bitritto (Ba) EN-Dix Mostra collettiva di arte contemporanea itinerante curata dal critico d’arte Dott.ssa Antonella Colaninno 2009 30 ottobre Corigliano Calabro (CS) emittente televisiva Tele A 1 intervista ed esposizione opere con presentazione progetto live performance 2009 26 novembre/26 dicembre San Benedetto del Tronto (AP) mostra presso UIM arredo design 2009 03 dicembre Lecce intervista per canale SKY “Contenitori d’Arte” progetto live performance e presentazione opere 2009 06/09 dicembre Bari Hotel Sheraton Nicolaus esposizione opere evento Alta Moda “Black and White” 2009/15 dicembre Corigliano Calabro (CS) esposizione opere Centro Hair Styling Aldo Coppola by Scaramuzzo 2009 /16-17-18 dicembre Cosenza esposizione opere Centro Hair Styling Aldo Coppola by Scaramuzzo Forme lievi, che ricordano corpi femminili. Morbide curve, che delineano figure che si stagliano verso il cielo, si librano nell'aria, che suscitano pura emozione, lo stupore di qualcosa di sorprendente, di inaspettato che colpisce gli occhi e il cuore. Il bianco del marmo, il candore della bellezza, il fuoco che vien fuori dalla materia, lavorata con amore e passione per mesi, senza sosta e senza interruzione. Da sei anni, Emanuele Rubini, ha dato forma alle emozioni, creando opere straordinarie, plasmando come se si trattasse di argilla, il marmo bianco di Carrara o il bronzetto di Trani nel suo laboratorio a Bitonto (Ba), città dove vive con la sua famiglia. Per ore, tutti i giorni, privilegiando la notte, Rubini, che usa solo mazzola e scalpelli, così come avveniva in passato nelle antiche botteghe degli artisti, modella questi enormi blocchi di svariate tonnellate, spesso tracciandone i contorni direttamente sul marmo. La sua avventura è cominciata prima realizzando oggetti di design di arte contemporanea, per poi proseguire con una delle sue opere più belle, "Cleopatra": circa trenta quintali di marmo Bianco Carrara, un'opera nella quale si ritrovano i tratti della sensualità femminile, in cui l'eleganza si sposa con la maestosità, l'imponenza, la raffinatezza. Preziose sculture, preziose per l'uso di materiali pregiati, preziose perché capaci di suggerire una gamma di sensazioni, di unire la classicità all'avanguardia, di unire il passato al futuro: un'arte vissuta come urgenza, come necessità di far uscir fuori un magma incredibile che si muove nell'animo, che si trasforma in immaginazione materica. Il percorso artistico di Rubini si snoda successivamente in altre meraviglie, come "La danza", "Fiamma", "Eva", "Bora", e "Venere", creazione questa che si potrà ammirare nel Teatro Umberto I di Bitonto. Quello che accomuna l'ispirazione non è solo la femminilità, da quella dolorante nel momento in cui da origine alla vita, a quella eterea, trasfigurata ma anche il sentimento d'amore nella sua accezione più alta, in quella comunione di corpi e mente, così come accade in "Eros", in cui si ritrovano senso e spiritualità. Spiritualità terrena che ritroviamo anche in "Gemma", che racchiude un volo, la libertà e la levità di un corpo sospeso nell'aria. E dopo anni di lavoro, in cui Rubini era praticamente sconosciuto, arriva un importante riconoscimento, il primo sicuramente di una lunga serie, la medaglia di bronzo del Senato della Repubblica nel prestigioso Premio Internazionale d'Arte Contemporanea San Crispino a Porto Sant'Elpidio organizzato dall'Amministrazione Comunale e dal Centro d'arte e cultura La Tavolozza, con l'Alto patronato della Presidenza della Repubblica, il Senato, il Ministero per i Beni e le Attività culturali, la Regione Marche, dell'Amministrazione provinciale di Ascoli Piceno, dell'Ambasciata in Italia della Repubblica Slovacca e del Parlamento Europeo. Una vetrina internazionale, alla quale hanno partecipato artisti italiani e stranieri selezionati da un'apposita giuria della quale faceva parte: il critico d'arte slovacco L'uboslav Moza, direttore artistico della galleria d'arte Merum (Modra), la responsabile Estero Marianna Jurcova, la coordinatrice Stella Calvani, e la direzione artistica di Daniela Simoni referente per la Presidenza della Repubblica, dove Rubini ha presentato quattro delle sue opere ("Gemma","Ghibli", "Fiamma", e "Il tuffo"). Il 18 febbraio 2005 nella cornice del Teatro Petruzzelli Circolo Unione (Bari) alla presenza dell'On. Avv. Marcello Vernola (Parlamentare europeo), Dott. Raffaele Fitto (Presidente Regione Puglia), Barbara Facchini (giornalista "Bari Sera"), Ugo Sbisà (giornalista "La Gazzetta del Mezzogiorno"), Italo Interesse (giornalista "Quotidiano di Bari"), Lello Spinelli (critico d'arte), nell'evento della presentazione dell'ultimo libro edito da Giuseppe Laterza, scritto da Anna Gramegna ("Dietro il Chador"), Rubini presenta in marmo bianco Carrara dal peso di due chili, l'opera omonima "Dietro il Chador" che, armoniosa, su esili appoggi corporei, sembra librare in alto. Adesso Rubini, appena rientrato da Sant'Elpidio, entusiasta di questa esperienza e dell'interesse suscitato nel pubblico e nella critica, è pronto ad una nuova sfida: ha già in lavorazione una nuova opera, a cui si dedicherà nei prossimi cinque mesi. Per il momento, tutto rimane top secret. Una cosa è certa: anche questa volta, dice Rubini,"voglio suscitare emozione. Gilda Camero giornalista del quotidiano "Bari Sera" EMANUELE RUBINI Nel Novecento italiano tre i periodi, con ascendenze culturali diverse, delle arti plastiche con posizioni più o meno predominanti di alcuni artisti (Modigliani e Boccioni negli anni 1910 - 15), Arturo Martini nel periodo tra le due guerre (1914 - 45), Manzù e Marini dal 1930 in poi la cui influenza culturale fu notevole anche per i giovani maturatisi nel secondo dopoguerra ai quali si contrapporranno quelli aderenti al cosiddetto "astrattismo" nelle sue poliedriche e diverse angolazioni (Spazialismo, strutturalismo, espressionismo, surrealismo, ecc.) con maggiori possibilità di chiarezza formale e di intensità di espressione pur nello sconcertante manifestarsi di alcuni proseliti, specie quelli non impegnati nella figura umana (Lardera, Mirko, Viani e tanti altri) consapevoli della possibilità, per la scultura, di uscire da obsoleti mezzi neo umanistici, neo romantici, archeologici e del tardo naturalismo rinascimentale che, nel 1945, avrebbero portato lo stesso grande sperimentatore di stili, Arturo Martini, due anni prima della sua morte, a dichiarare ormai finita la possibilità di fare scultura. In realtà la scultura moderna non ha una lunga storia in quanto la moderna concezione dello spazio e della forma (Moore, Fontana e altri) si è sviluppata specialmente nella pittura (si pensi a Degas, Renoir e ancora a Matisse e a Picasso) che cercavano di realizzare plasticamente le "nuove strutture" di forme e di immagini. Continuava così la storia a camminare sulle gambe degli uomini e la scultura, legata per antica tradizione al pensiero stesso della storia, fu essa ad indagare quale poteva e doveva essere il valore della esperienza storica nella coscienza moderna e, con essa, il senso della esistenza umana nel mondo. Storia come poesia, come mito, come sollecitazione interiore, come misura stessa del tempo e dello spazio ideali in cui si svolge, si situa e si compie la vita, in una sorte di nuovo umanesimo che è la verità stessa cui tende la ricerca d'oggi con il suo potere di espressione da contrapporre ad un inesistente ideale di bellezza e con il rifiuto del contingente per aspirare all'assoluto. Sin dalle prime opere di Emanuele Rubini si avvertono le sceneggiature sapienti, il gioco sottile e insinuante dei volumi che conducono a esiti rarefatti nel morbido fluire dei ritmi, una ripresa mediterranea non immemore della grande lezione di Henry Moore (i toni scanditi e solenni). Un andar libero delle forme nello spazio lo porteranno, alcuni anni dopo, ad un procedimento di scavo del masso per disegnare uno spazio interno ed esterno secondo principi formali che tendono a sottolineare la sua stessa tensione alla sintesi e le pulsioni dialettiche della scultura che Rubini intende come "forma" che definisce la dimensione aurea dello spazio in cui l'opera andrà a collocarsi. La materia (il marmo di Carrara, la pietra di Trani, il Rosa Verona ed altri) si presta così a diventare presenza viva e reale, protagonista essa stessa non solo di un'avventura plastica ma soprattutto di vicende legate alla stessa storia dell'uomo, in una spazialità che sia quanto più vicina possibile a quella dell'uomo d'oggi che è dinamica e polivalente, lontana da ogni esecuzione che alla labilità sperimentale voglia ispirarsi. L'artista continua così, nella ricerca di una pulizia formale assoluta che lascia emergere una irreprimibile sensualità della materia, pur levigatissima e gli stessi elementi di una figuratività residua vengono a fondersi con rigorose strutturazioni spaziali per la costante preoccupazione dell'artista di "levare" ogni resistenza opprimente dal masso a vantaggio di una maggiore tensione vitale che riesca a liberare l'energia interna contenuta in un continuo rimettere in gioco ricerca e processo operativo per soddisfare i continui e sempre nuovi interrogativi formali propri dell'autentica tensione poetica. Il suo diventa così atto di amore che aderisce e cede alla stessa cadenza di una lingua mediterranea, meridionale, all'entusiasmo della creazione più che ad una qualsiasi indagine semantica degli strumenti linguistici o a metodologie sperimentali. La luce continua così ad accarezzare queste forme, bloccandole in una unità di gesto, di spazio - tempo, di tensione fatti di entusiasmi che alternano a note acute pause melodiche. Nascono, così, le opere "Eva", "Fiamma", "Cleopatra" degli anni 2002 – 2003 mentre la svolta decisiva, approdo a situazioni che guardino a contenuti astratti e poetici della forma per porre l'interiorità, avviene negli anni 2004 – 2005 con l'esecuzione delle opere "Gemma", "Bora", "Venere", "Il tuffo", "Ghibli", "Anima" e "Madame Butterfly" nelle quali si avverte la necessità dell'artista bitontino di liberare la sua creazione scultorea dalla chiusa staticità per farvi penetrare lo spazio. Caratteristiche di queste opere sono date dai volumi plastici totalmente sciolti in archi e linee sinuose, leggibili da visuali diverse che dilatano gli spazi conglobando l'essenza interiore allusivamente misteriosa e la monumentalità dell'opera stessa è dissolta dal puro movimento. In queste opere l'artista bitontino rispecchia l'evoluzione generale subita in questi ultimi decenni dalla scultura, non solo europea, cercando di distruggere quel concetto di monumentalità che nel passato aveva costituito il suo prestigio. Opera aperta da ogni lato ("Gemma") più delle precedenti, che estende la cosiddetta tridimensionalità scultorea in pluridimensionalità sì che la luce e l'aria penetrano nelle ampie aperture dando vita a nuovi miti che rendono vivi quelli antichi, in quanto l'artista presta sempre attenzione ad una forma che garantendo un'esecuzione immediata, alla vacuità di contenuti della scultura rigidamente astratta, lascia prediligere sempre un'aderenza piena e sincera alla emblematicità dell'uomo moderno teso verso una universalità di tutte le forme di vita. Come nelle precedenti opere anche in "Dietro il Chador", ispirata al titolo di un libro di racconti, cancellati ogni tratto del volto e della mimica, la figura umana diviene un semplice elemento formale nella cui costruzione fisiognomica le linee si intrecciano in ogni punto di intersezione suscitando una impressione di spazi illimitati, con superfici rifinite con cura, con una tessitura esemplare, in un susseguirsi e intrecciarsi di una visione sempre in bilico tra realtà/irrealtà. Lello Spinelli ...Da alcuni anni in Puglia a Bitonto abita l'incedere plastico di Emanuele Rubini, la cui mano d'artista segna nei contorni l'infrangersi del rapporto spazio tempo. Capace di lasciar uscire allo scoperto allusività di linguaggi, forme, pregnante vitalità, incapsulate nel marmo nel quale con gli occhi dell'anima, in una cosmica drammaticità e sensualità tattile, sa di poter penetrare per lasciare uscir fuori corpi e forme che vivono autonomamente liberandosi dal peso del masso, respirando a pieni polmoni l'ebbrezza mediterranea, in un silenzio metafisico, quasi enigmatico, nel quale staticità e movimento si confrontano, si compenetrano, si depurano di ogni possibile scoria, per entrare in un mondo che apparterrà in eterno. Lello Spinelli (critico d'arte) . ..La trasfigurazione di quanto osservato nella realtà è il dato che caratterizza la scultura di Emanuele Rubini. Sulla scia degli scultori avanguardisti del XX secolo (Hans Arp, a me sembra in particolare) Rubini elabora le sue forme riportandole ad una dimensione onirica ove tutto si configura e si condensa in strutture rigorosamente meditate che, pur chiudendo la composizione in se stessa, propongono un 'bioformismo' sempre libero e mosso, non mai asettico e del tutto astratto, ma carico di vitalità organica. Concentrando la sua arte sul problema centrale della forma che sembra sempre evolversi da un'opera all'altra, come se ogni pezzo realizzato desse il via e producesse il successivo analogamente ad un percorso di flusso naturale, di evoluzione continua, di continua trasformazione della materia, la sua ricerca approda a produzioni di elegante fattura con l'utilizzo di materiali tradizionali quali il marmo di Carrara, la pietra di Trani, ecc. In particolare colpisce la sua capacità di trasfondere all'inanimato la sua anima, di far vivere le sue figure di purezza e bellezza.. . Toe Mercurio (scrittore, critico letterario) »Esposizioni e Pubblicazioni in lingua inglese Emanuele Rubini virtuosismo visionario Una straordinaria audacia tecnica applicata all’estro di un virtuosismo acrobatico dello stile che doma la materia meno duttile forgiandola ben oltre i limiti di un’ intrinseca coesione atomica, imprime alla forma la vibrante ondulazione energetica del flusso continuo di una potente carica visionaria, demiurgica forza cosmica che infrange il vincolo della legge fisica e traccia la traiettoria dello slancio spirituale di una monumentale meta-scultura, depurata di ogni sovrastruttura di genere e superbamente intrisa del pregio inestimabile dell’eccellenza. Maria Claudia Simotti Roma, gennaio 2006 »Filosofia Artista Pietra di Trani cm 160x140x45 »Filosofia Artista in lingua inglese EmanueleRubini membro della Associazione Italiana Scultori INTERNATIONAL SCULPTURE CENTER New Jersey National Sculpture Society (NSS) 237 Park Avenue, New York, NY Mid-South Sculpture Alliance www.midsouthsculpture.org www.emanuelerubini.com www.pitturaedintorni.it/eventidarte http://www.ioarte.org/artisti/Emanuele-Rubini/ http://emanuele-rubini.fineartamerica.com/ emanuele-rubini.fineartamerica.com http://www.myspace.com/emanuelerubini Iscritto 29/1/2010 0.28.22 Ultima modifica 29/1/2010 0.59.31 |